VIDEO: Il "nostro" Christophe a "Biot e Les templiers!"
Il cavallo salvato dal macello dalla nostra associazione nel 2003, ha preso parte alla rappresentazione francese.
Christophe, insieme a Libera Speranza, è un cavallo salvato dal macello nel 2003 dalla nostra associazione ed oggi vive presso la Terra dei Cavalli a Venaria, gestita da Giuseppe Raggi. E siamo profondamente orgogliosi del fatto che abbia preso parte ad una delle più importanti manifestazioni medievali al mondo: "Biot e les Templiers 2014".
Nella foto potete ammirare Christope in tutta la sua bellezza!
Qui di seguito, invece, potte leggere la cronostoria del racconto di come Christophe e Libera Speranza sono stati salvati dal macello ed abbiano trovato un nuvoo, e più radioso, futuro nelal splendida struttura di Giuseppe Raggi:
I “NOSTRI” CAVALLI SALVATI DAL MACELLO
Grazie ad animalieanimali.it-ONLUS li abbiamo acquistati.
Non è stato semplice, anche perché la verità è che li avremmo voluti acquistare tutti. Averli seguiti, conosciuti, osservati nel loro lungo cammino di sofferenze, ce li ha fatti amare in modo diverso. Abbiamo osservato i loro occhi e percepito la loro paura. Provate con me anche semplicemente ad immaginare il frutto del loro istinto… Provate a "sentire" il battito accelerato del loro cuore… Cosa sarà passato nella loro testa durante tutto l’interminabile tragitto verso la morte?
E poi, una volta arrivati sul posto, la fine di un agonia per tutti, ma non per due. due su 24, due scelti a caso perché di più non era nelle nostre possibilità. Volevamo che sopravvivesse la speranza di una vita migliore anche per i cavalli da macello, volevamo che questa storia non finisse con il buio eterno della morte… Volevamo un simbolo di cui far conoscere la storia. Allora perché due e non uno?
Perché le autorizzazioni sono state due e due sono state le vite da salvare, costate a nostro avviso, più del valore reale di mercato: 2500 euro.
Comunque non importa. Importa invece che oggi la loro storia sia resa pubblica, che ognuno di noi attraverso Christophe e la cavallina che attende un nome, si senta un po’ più vicino a loro. Per amore, per pietà, per rispetto… per qualsiasi motivo, basta il risultato, e se ci vuoi dare una mano e sentirti anche tu come noi, un po’ il loro tutore, aiutaci a pagare il loro riscatto alla morte.
Questo è ciò che abbiamo pagato: 2500 euro.
Da oggi il loro mantenimento sarà assicurato, ma noi vi racconteremo sempre la loro storia.
licia colò
20 marzo 2003 - Ci sono dei “camion che respirano” in giro per l’Europa. Tanti: circa un milione al giorno. Sono quelli che trasportano gli animali: 20, 25 cavalli, o una quarantina di mucche o ancora capre o agnelli, tutti schiacciati uno contro l’altro, gli agnellini, ad esempio, possono essere fino a settecento, disposti su quattro piani, nel rimorchio. Ne ho seguito uno, uno dei tanti, uno dei 350 milioni che ogni anno girano in Europa: circa quattromila chilometri di strada, una settimana intera a seguire il respiro, la scia di vapore di 24 cavalli, stipati nel camion e nel suo rimorchio, per attraversare ben sette Paesi. Dai meno 20° di Svetlahorsk, in Bielorussia, ai 15° di Cagliari. La Sardegna, dopo la Puglia, è la regione d’Italia che consuma più carne di cavallo. E l’Italia è il maggior importatore europeo di equini: l’80 per cento dei camion che trasportano cavalli vengono nel Bel Paese.
“Che cosa state facendo qui?”, urla Christophe. Occhi di ghiaccio, protetto dalla sua divisa e soprattutto dal suo ruolo, il soldato bielorusso agguanta e sfoglia nervosamente i nostri passaporti. No: là decisamente non si può stare. O meglio: non più, visto che siamo arrivati da quattro giorni ormai. E’ la dogana di Kukuriki, al confine fra la Polonia e la Bielorussia. Centinaia e centinaia di camion transitano da qui ogni giorno, ma di animali neanche l’ombra. Stiamo presidiando la dogana con gli Animals Angels, un’associazione tedesca che segue proprio questi “viaggi della morte”. Loro seguono i “camion che respirano” e verificano che nel viaggio vengano applicate le regole dettate dalla legge (gli animali, ad esempio, devono poter mangiare e bere ogni otto ore ed essere scaricati ogni 24).
E’ la prima volta che gli Animals Angels si preparano a seguire un camion di cavalli che viene dalla Bielorussia. Oltre a noi, un’altra macchina presidia l’altra dogana più a nord, Bobrowniki, molto più piccola, mentre altri due Animals Angels sono andati oltreconfine per visitare alcune stalle. Forse, tanto movimento ha insospettito i Bielorussi, o forse siamo solo sfortunati. Ma dopo sei lunghi, interminabili giorni di attesa stiamo per gettare la spugna. E invece no, proprio allora il camion arriva: un bel camion, Mercedes, targa lituana, ma con cavalli bielorussi destinati al macello di Cagliari. Dopo un giorno e mezzo di viaggio, prima sosta a Sebcedowice, nel sud della Polonia. E’ una sosta obbligata: la prescrive la legge. I cavalli vengono scaricati e passano 24 ore nella stalla, si riposano dal lungo viaggio e si rifocillano: proprio come gli autisti. E’ qui che li vediamo da vicino per la prima volta: in quella stalla c’è un continuo transito di animali, scaricati anche da altri camion, soprattutto cavalli: ne conto fino a ottanta circa, tutti insieme. Ma i “nostri” 24 cominciano ad avere un volto, pardon, un muso, e anche qualche nome. Sì: un’identità. Uno mi colpisce più di tutti: è affabile, ha l’occhio triste. Non c’è nemmeno da pensarci: per me, lui è Christophe.
Alle due di notte si riparte: destinazione Gorizia. In una ventina di ore attraversiamo cinque Paesi: Polonia, Repubblica Ceca, Slovacchia, Ungheria e Slovenia. Tutto per non passare dall’Austria, dove i controlli sono molto rigorosi. Sentiamo i cavalli scalciare contro le pareti del rimorchio, soprattutto in curva, quando vengono sballottati a destra e sinistra. Quando arriviamo al confine con l’Italia la sosta è obbligata: al sabato sera i veterinari non ci sono più e nemmeno la domenica, quindi si aspetta lunedì.
Poi via: si riparte, destinazione Piombino, dove il camion si imbarcherà sulla nave per la Sardegna. I cavalli sono stanchi, continuano a sbattere uno contro l’altro, si scalciano, e in porto si scopre che uno è caduto. Bisogna farne scendere un paio per farlo rialzare. Da solo non potrebbe, non c’è lo spazio, e rischierebbe di essere calpestato dagli altri. La scena si ripete sulla nave, di notte: due cavalli vengono fatti scendere sul ponte, durante la navigazione. Se non ci fossero stati loro, gli Animals Angels, forse nessuno si sarebbe preoccupato di quei cavalli finiti a terra. Gli Animals Angels tengono a sottolineare che la situazione dei camion, dei trasporti, degli animali è notevolmente migliorata negli ultimi tre, quattro anni. Ma c’è ancora molto da fare, soprattutto quando non c’è chi controlla l’applicazione delle norme, come fanno questi giovani che agiscono all’insegna di uno slogan chiaro e semplice: “Noi siamo vicini agli animali”.
Olbia: è l’alba, si sbarca. Dopo un’ora di viaggio nelle montagne della Barbagia sosta a Macomer, dal benzinaio. I due autisti danno da bere agli animali, era da 22 ore che non lo facevano, da Gorizia.
Poi l’ultimo corsa fino a Uta, macello Valriso, nei dintorni di Cagliari. E qui, l’ultimo scarico, l’ultima stalla, gli ultimi due o tre giorni di riposo per i cavalli, per smaltire lo stress del viaggio. Poi, l’ultima camminata, questa volta con le loro gambe, perché il macello è proprio lì: dietro l’angolo.
Due di loro però quell’ultimo viaggio non lo faranno. Sì perché due cavalli polacchi che hanno viaggiato sul “nostro” camion, Christophe e la sua vicina di stalla, siamo riusciti a strapparli al macello. Grazie ad animalieanimali.it-ONLUS, li abbiamo acquistati, portati via, ed ora andranno fare ippoterapia con i bambini dell’associazione “Nella terra dei cavalli”, a Venaria, nella cintura di Torino. Perché non è vero che quei cavalli sono solo “carne da macello”, anche se avevano già sofferto così tanto, e anche di più, in quel “camion che respira”. Christophe e la sua fortunata compagna di stalla sono ormai un simbolo: il simbolo dei 40 mila cavalli arrivati l’anno scorso in Italia dalla Polonia e dalle repubbliche baltiche, il simbolo degli animali caricati vivi ogni giorno su un milione di camion solo per andare a morire in un altro angolo d’Europa o del mondo.
DALL'ODISSEA ALLA LIBERTA' - di Davide Demichelis
Alla fine di una avventura epica i "nostri" cavalli raggiungono la loro nuova casa. Che sarà vicino Torino, a Venaria, nella "Terra dei Cavalli". Continua, intanto, la ricerca dei nomi da dare ai cavallini. Date il vostro suggerimento scrivendo a info@animalieanimali.it
27 marzo 2003 - Cara Licia Colò,
le scrivo in qualità di Presidente dell'Associazione Protezionistica "NELLA TERRA DEI CAVALLI", volevo ringraziarla a nome di tutti i soci soprattutto bambini per lo splendido gesto compiuto nei confronti dei nostri "amici" salvati dal macello in Sardegna.
Voglio quindi assicurarla che tutti noi ci impegneremo nel non rendere vano tutto ciò lei e la RAI avete fatto.
I due cavalli sono già diventati i beniamini di moltissimi bambini, vi sono addirittura due classi di una scuola media che intendono aiutarli più da vicino.
Saremo tutti lieti di una sua visita, soprattutto Christophe e la cavalla grigia, che le devono tanto.
Christophe è di una dolcezza indescrivibile.
La cavalla grigia (il cui nome aspettiamo di sapere), è un po' più paurosa ma molto buona, siamo tutti contenti che questa cavalla, oggi sia con noi, visto che è stata mamma da poco.
Ringraziandola ancora infinitamente e sperando di vederla al più presto, le invio i miei più cari saluti.
Il Presidente
Associazione Protezionistica "Nella Terra dei Cavalli"
Giuseppe Raggi
25 marzo 2003 - “Ahiò, allora ti aspetto quando torni, che li voglio proprio vedere questi cavalli”. Anche il marinaio è curioso, figurarsi noi. Lo abbiamo incontrato nel garages della nave che collega Genova a Porto Torres. Ha visto il nostro camioncino per il trasporto dei cavalli, vuoto, e si è subito fatto avanti. E dire che non conosce la lunga storia di questi cavalli.
Era da due settimane che attendevamo una risposta. Il ministero della Salute, in via del tutto straordinaria, aveva dato il permesso: due cavalli che avevano viaggiato sul camion in arrivo dalla Polonia potevano uscire dal macello. animalieanimali.it-ONLUS aveva già pagato i 2500 euro richiesti dall’importatore, Marco Orani. Ma prima di poterli portare fuori, era necessario fare alcuni esami (anemia infettiva, durina e morva) a Cagliari e Teramo. Dal 6 al 18 marzo, telefonate, telefonate e ancora telefonate al veterinario responsabile del macello Valriso di Cagliari, dove si trovavano i cavalli. Ma la risposta del dottor Desogus era sempre la stessa: siamo in attesa degli esiti, non sappiamo ancora quando ce li invieranno, chiamiamo noi appena abbiamo novità. Poi, il 18 marzo, la telefonata risolutiva: questa volta, in linea, c’è Licia Colò, e gli esiti degli esami improvvisamente appaiono: sono tutti negativi, i cavalli possono uscire. E dire che un importatore di cavalli, che quegli esami li ha fatti tante volte, ci ha raccontato che lui gli esiti li ha sempre avuti nel giro di un’ora dallo stesso istituto di Teramo.
E finalmente eccoci qua, sul nostro camioncino un po’ sgangherato, a godere del sole della Sardegna, macinando chilometri sulla statale 131. Porto Torres-Cagliari: quattro ore. La velocità (70 all’ora) la possiamo calcolare solo all’arrivo, il tachimetro infatti è un lontano ricordo per il nostro glorioso furgoncino. Facciamo soste frequenti solo per il gasolio, infatti anche l’indicatore del carburante è fermo sempre nello stesso punto: vuoto. Ma quel che è più importante, lo spazio per i cavalli, beh quello c’è, con tanto di fieno che li aspetta.
Arrivati! Il macello è lì, lo riconosciamo, anche dal caratteristico odore… Prima di tutto la burocrazia, e poi finalmente possiamo pensare ai cavalli. Ma anche qui, un’altra gradita sorpresa: niente immagini all’interno del macello. Motivo, non si sa. Il presidente, Roberto Vivarelli, ha dato disposizioni precise ed ora è irreperibile. L’altra volta, quando siamo arrivati al seguito del camion, ci avevano lasciati girare dopo un incontro con lo stesso presidente, questa volta non se ne parla. Neanche il nostro camion può entrare: sarà un camion del macello a trasportare i cavalli, che solo fuori dal cancello verranno trasferiti sul nostro. Tutto questo per cento metri di strada. Idea: perché non li portiamo a piedi? Il veterinario dice sì.
Eccoli! Lui e lei, Christophe e la cavalla ancora senza nome (il veterinario del macello propone di chiamarla Libera, se lo dice lui…). Sono placidi, come li avevamo visti l’ultima volta, ma danno segni di nervosismo. Lei ha la pancia gonfia e bassa, è incinta, ci dicono. Non riusciamo a crederci: siamo venuti per salvare due cavalli e ne portiamo a casa tre. Finalmente usciamo, con loro. Il cancello si richiude dietro le nostre spalle, e noi li carichiamo sul nostro camion. Sì, sono nervosi, fanno un po’ di resistenza a salire, soprattutto lei. Chissà che cosa gli ricorda quella pedana, quel cassone, il camion… Appena entrati sbattono gli zoccoli a terra, il nostro povero camioncino oscilla a destra e sinistra. Sarà lunga, pensiamo, abbiamo davanti 24 lunghe ore di viaggio. E invece no: bastano poche centinaia di metri, e i cavalli si tranquillizzano. Era l’odore, quell’odore di morte che li agitava. Ora non c’è più, e loro sono tranquilli. Con Nino e Alessandro, li guardiamo dal finestrino della cabina e non smettiamo di stupirci per quanto sono tranquilli i “nostri” cavalli. E ci piace pensare che loro sentano che non è cambiata solo l’aria, ma anche la loro vita. Forse è solo un’illusione, chissà…
Anche sulla nave, tutto bene. Purtroppo il marinaio dell’andata non c’è, per il ritorno abbiamo dovuto cambiare compagnia, altrimenti non saremmo arrivati in tempo per la partenza. Dopo lo sbarco decidiamo di fare un sosta, per far scendere i cavalli, ma loro sono talmente tranquilli che cambiamo idea: andiamo diretti fino a Torino. Ma siamo proprio sicuri che siano così a loro agio? Per verificarlo viaggiamo un po’ con loro, nel cassone. E’ incredibile, non fanno una piega: mangiano, bevono, e si guardano intorno, come dei turisti.
Finalmente arriviamo a Torino, anzi, a Venaria, nella prima cintura, dove i cavalli andranno a vivere, presso l’associazione “Nella terra dei cavalli”. C’è un piccolo gruppo di persone che ci aspetta, e soprattutto il veterinario. Li visita subito: stanno bene. No, lei non è incinta come sembrava appena l’abbiamo vista. Però ha ancora un po’ di latte nelle mammelle: probabilmente le hanno tolto il piccolo prima di caricarla sul camion che l’ha portata al macello. La pancia che aveva quando l’abbiamo vista il giorno prima si è sgonfiata.
Non ci resta che portarli nel prato. Non possono ancora stare con gli altri novanta cavalli dell’associazione, che passano le giornate liberi in dieci ettari di recinti intorno alla scuderia, devono prima ambientarsi. Ma per loro, adesso, c’è un altro grande prato, dove li portiamo subito. Finalmente li sleghiamo: si guardano un po’ intorno, Christophe si rotola due o tre volte per terra, e poi partono. Corrono, corrono, corrono avanti e indietro sull’erba, chissà da quanto tempo non lo facevano... Vita nuova, per loro: e questo è solo l’inizio.
IL VIAGGIO DI CHRISTOPHE – di Davide Demichelis
Il cavallo salvato dal macello che ora vive a Venaria, alle porte di Torino, ha preso parte a “La cavalcata della speranza”, una vera e propria carovana medievale che lo ha portato, insieme a 14 compagni, fino a Chambery, in Francia.
11 agosto 2003 - L’hanno chiamata “la cavalcata della speranza”. Una quindicina di cavalli in marcia verso la Francia, destinazione: Chambery. Una vera e propria carovana medievale con tanto di costumi e abiti d’epoca. Nulla di speciale, si direbbe. Cosa possono avere di così interessante i 350 chilometri di cammino percorsi qualche secolo fa dal Conte Verde?
E invece no. Già, perché i cavalli che stanno macinando quella strada, sono stati tutti salvati dal macello. E uno di loro, Christophe, ha una storia, se possibile, ancor più particolare di tutti gli altri. Una storia che i lettori di animalieanimali.it conoscono bene.
Era stato caricato su un camion dalla sua terra di origine, la Bielorussia, e trasportato fino in Italia. Una settimana di viaggio insieme ad altri 23 cavalli, schiacciati nel cassone e nel rimorchio di uno dei tanti mezzi per trasporto animali che percorrono le nostre strade (l’Italia è il maggior importatore europeo di equini: l’80 per cento dei camion che trasportano cavalli vengono nel Bel Paese). All’arrivo, a Cagliari, almeno due siamo riusciti a tirarli fuori, grazie al contributo di e ad un permesso molto speciale da parte del ministero della Salute. Uno, ovviamente era lui: Christophe. L’altra era invece una femmina bianca, che ha sempre viaggiato vicino a lui: Speranza, sono stati i lettori di questo sito a proporre di chiamarla così.
Sono costati 2500 euro. Tanti: in altri casi, documentati, cavalli destinati al macello sono costati meno della metà. Ma l’importatore di Cagliari, Marco Orani, ha voluto così. Quello d’altronde era l’unico modo per tirarli fuori, per evitare almeno a loro quel triste destino, tanto più dopo il lungo e spossante viaggio a cui erano stati costretti. E con loro, dal macello di Cagliari, è uscito un simbolo (anzi due) per chi dice no a questi “viaggi della morte”, per chi cerca strade alternative a queste assurde torture a cui sono sottoposti gli animali destinati ad andare a morire a migliaia e migliaia di chilometri dalla loro terra di origine.
Speranza poi, sembrava addirittura che fosse incinta. Aveva il ventre e le mammelle gonfie, ma il veterinario ha verificato che non era così: aveva partorito da poco, e prima di caricarla su quel camion le avevano tolto il piccolo, ecco perché le era ancora rimasto il latte. Quando li abbiamo portati a Venaria, presso l’associazione “Nella terra dei cavalli” volevano stare sempre insieme. Poi, piano piano, hanno cominciato a familiarizzare anche con gli altri 96 cavalli del centro, tutti salvati dal macello. Speranza era più nervosa, all’inizio. Christophe, invece, è stato subito a suo agio, ed è diventato una delle colonne portanti dei corsi di ippoterapia che si fanno in questo immenso spazio verde. Sì perché anche per i bambini portatori di handicap c’è spazio “Nella terra dei cavalli”. Christophe è stato adottato da una famiglia, che lo mantiene e si prende cura di lui, di Speranza invece se ne occupa un’intera scolaresca.
Ecco: ora Christophe è la, in Francia, insieme agli altri cavalli salvati dal macello, veri protagonisti di questa rievocazione storica. Sì perché quel viaggio, ha prima di tutto lo scopo di dimostrare “che questi amici dell’uomo possono vivere e farci vivere ancora grandi emozioni, diventando preziosi compagni di avventura”. Giuseppe Raggi, responsabile della “Terra dei cavalli” e promotore di questa iniziativa, sa bene quanto valgono ancora questi cavalli. Ora, oltre a lui e ai suoi amici, lo sanno anche in molti di più: tutti quelli che hanno visto passare o hanno letto o sentito parlare di quella carovana medievale così speciale.