Elefanti senza zanne, il bracconaggio potrebbe aver alterato il loro Dna

Potrebbe essere l’uomo il motivo per cui, ultimamente, tra gli elefenti, nascerebbero più esemplari femmine prive di zanne. Lo sostiene uno studio non ancora pubblicato, annunciato su National Geographic dalla ricercatrice Joyce Poole, cofondatrice di Elephant Voices, un’associazione no- profit che si occupa dell’osservazione e della ricerca sugli elefanti.
Lo studio condotto nel parco nazionale del Gorongosa, ha dimostrato che una volta nel Mozambico centrale solo il 2-4% degli esemplari era senza zanne.
Per 15 anni in Mozambico c’è stata una sanguinosa guerra civile che ha causato, tra le altre cose, lo sterminio del 90% della popolazione degli elefanti. Il 32 % della generazione nata dopo la guerra, successiva al 1992, era senza zanne.
L’assenza di zanne si è manifestata anche in altre zone dell’Africa, come il parco sudafricano di Addo, dove già nei primi anni Duemila il 98% delle 200 femmine presenti era senza zanne; in Kenya, invece, uno studio condotto nel 2015 dalla Duke University con il Kenya Wildlife Service ha dimostrato un rimpicciolimento delle zanne.
Le zanne sono, per così dire, dei denti troppo cresciuti. Sono utili agli animali per scavare nelle acque per cercare minerali vitali nel terreno, scorticare gli alberi, e aiutare i maschi nella competizione per una femmina.
Anche così gli esemplari sono in grado di sopravvivere e sono in buona salute, ma gli scienziati si chiedono come la mancanza di zanne varierà la loro dieta. Un’altra domanda anocora senza risposte è perché ad essere interessati dal fenomeno siano solo le femmine (in casi rarissimi sono stati individuati maschi).
L’assenza di zanne è un’anomalia che però potrebbe anche non essere dettata dal comportamento dell’uomo: forse solo un semplice fenomeno di deriva genetica, una casualità insomma.
Resta comunque un modo per mantenere in vita molti elefanti che normalmente rischiano di essere uccisi dai bracconieri interessati al commercio delle preziose zanne da cui si ricava l’avorio.
Proprio in Stati come il Mozambico il numero dei pachidermi è crollato: dai 20.000 del 2010 sono diventati circa 10mila nel 2015.