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Siamo tutti un po' intolleranti?

Sempre più persone hanno difficoltà a digerire il latte e i suoi derivati. Il motivo? L'assenza di un enzima

19 luglio 2016
| di Serena Capurso
Siamo tutti un po' intolleranti?

Il latte è un componente fondamentale nella dieta dei paesi occidentali, ma la sua tollerabilità da parte di molti non è assoluta. Alcuni soggetti suscettibili, infatti, dopo l'introduzione del latte, lamentano in diverse forme la comparsa di sintomi per lo più addominali che scompaiono con l'astensione dall'assunzione dell'alimento stesso.

L'intensità dei sintomi varia generalmente in funzione della quantità di latte assunto, configurando il quadro di “intolleranza al lattosio”, o deficit di lattasi, ovvero dell'enzima che serve alla digestione del lattosio stesso. Il lattosio è infatti uno zucchero complesso che per noi sarebbe impossibile digerire se non fosse pre-digerito appunto da questo enzima.

Circa il 70 per cento della popolazione mondiale ne sarebbe interessato, con un minimo nell'Europa settentrionale (prevalenza del 5 per cento in Gran Bretagna) e un massimo del 100 per cento in alcune isolate comunità asiatiche. L'Italia si collocherebbe in una fascia di prevalenza compresa tra il 50 per cento nelle regioni settentrionali e il 70 per cento in Sicilia.

Fisiologicamente l'attività dell'enzima lattasi compare intorno all'ottava settimana di gestazione per raggiungere il picco intorno alla trentaquattresima settimana. Si registra in seguito un progressivo calo con una persistenza di funzione pienamente efficace solamente nel 30 per cento della popolazione mondiale. Nel corso della vita, quindi, l'individuo sarebbe destinato a perdere una parte di funzionalità dell'enzima lattasi (80-90 per cento la perdita dell'attività in Cina e Giappone entro i 3 o 4 anni mentre in Inghilterra il calo si manifesterebbe intorno ai 18-20 anni) in modo direttamente proporzionale all'apporto di latticini nella dieta: più sono importanti nell'alimentazione quotidiana e più tardi, in termini di età, e meno frequentemente, in termini di prevalenza, si manifesterà questo problema.

L'intolleranza al lattosio può essere ipotizzata in caso di presenza di uno o più dei seguenti sintomi (che, comunque, possono variare in base alla concentrazione di lattosio presente nell'alimento introdotto, della quantità di alimenti contenenti lattosio consumati o ancora dell'attività di lattasi residua presente nel soggetto):

  • dolore addominale
  • diarrea
  • nausea
  • flautolenza
  • crampi addominali
  • gonfiori
  • stitichezza (causata dal metano prodotto dalla fermentazione del lattosio ingerito)

 

Sebbene il latte e gli alimenti a base di latte siano l’unica fonte naturale di lattosio, questo in realtà si trova spesso anche aggiunto ai cibi preparati commercialmente e per questo motivo le persone con bassissima tolleranza al lattosio dovrebbero conoscere i numerosi prodotti alimentari in commercio che possono contenere anche piccole quantità di lattosio. Qualche esempio:

  • pane e altri prodotti da forno
  • cereali per la prima colazione
  • purea di patate istantanea
  • margarina
  • carni trasformate
  • caramelle e altri spuntini
  • miscele per frittelle, biscotti e torte
  • prodotti preparati surgelati

 

Imparare a leggere con attenzione le etichette degli alimenti alla ricerca di latte e lattosio, ma anche di siero di latte, ricotta, derivati del latte, diventa quindi una necessità.

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