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A rischio chiusura il Centro faunistico Terranova

Nato in provincia di Gorizia nel 2000 grazie alla passione di Damiano Baradel. Il deputato Walter Rizzetto ha già depositato un'interrogazione parlamentare

25 ottobre 2017
| di Barbara Lutzu
A rischio chiusura il Centro faunistico Terranova

In provincia di Gorizia, precisamente a San Canzian d'Isonzo, c'è un centro di recupero che dal 2000 si occupa di curare e ospitare gli animali di ogni razza. Adesso, dopo 17 anni, potrebbe essere chiuso e gli animali trasferiti a Trieste.

 

Il motivo è che con l'abolizione delle province la competenza relativa a queste materie è passata alle regioni e la Regione Friuli Venezia Giulia ha fatto un bando per l'affidamento del servizio per il 2018. Bando che è stato vinto dall'Enpa del capoluogo friulano. Così, entro la fine dell'anno, i circa mille esemplari di fauna selvatica attualmente ospiti del centro potrebbero essere costretti a traslocare a 40 chilometri di distanza. Il problema non è solo questo ma il fatto che, se così davvero fosse, per tutto il 2018 chiunque trovi un animale ferito o in fin di vita in provincia di Gorizia sarà costretto ad arrivare fino a Trieste per provare a salvarlo.

 

Il centro che da giorni sta facendo discutere è il Centro recupero fauna selvatica Terranova di Damiano Baradel che lo gestisce, insieme alla sua famiglia, da quando aveva 28 anni. Qui sono passati fino a oggi circa 17 mila animali selvatici, per una media di 2500 all'anno.

 

Caprioli, gufi, falchi, civette, scoiattoli, cinghiali che vengono portati al centro perché malati, feriti e spesso in fin di vita a causa di incidenti stradali. Baradel si occupa di rimetterli in sesto: “Lo scopo principale del centro – spiega – è quello di curarli, riabilitarli e rimetterli in natura il prima possibile. La percentuale di liberazione degli animali che arrivano qui è di circa il 70 per cento”.

 

Oltre alla fauna selvatica, dal 2013 vengono portati qui anche animali esotici (pappagalli, tartarughe, gru africane e persino leoni) sequestrati dalle autorità perché detenuti illegalmente o a causa di maltrattamenti. Oggi nel centro, l'unico riconosciuto a livello regionale per il recupero degli animali esotici, ce ne sono circa 600.

 

Il rischio ora è che il centro vengo chiuso perché Baradel non ha vinto il bando regionale sull'affidamento del servizio a causa di un vizio di forma, oltre che per poche migliaia di euro. “Un bando scritto male, il cui criterio principale era il massimo ribasso” denuncia il parlamentare Walter Rizzetto che sta seguendo la vicenda fin dal''inizio. Un bando che, come aggiunge lo stesso Baradel, non teneva conto degli anni di esperienza, del terreno a disposizione degli animali ricoverati (il suo centro vanta centomila metri quadri di cui al momento ne sono sufficienti solo 20 mila circa) o delle collaborazioni con università e centri di ricerca.

 

“Noi abbiamo collaborato con diverse università – sottolinea ancora Baradel – e con l'Ispra di Bologna e portiamo avanti diversi progetti scientifici. Uno di questi riguarda il monitoraggio, attraverso un radio-tracking, dei rapaci che vengono liberati in modo da poterli seguire per i primi mesi successivi alla liberazione ed essere sicuri che siano in grado di sopravvivere in natura”.

 

Alla notizia della possibile chiusura del centro sono migliaia le persone che si sono mobilitate a sostegno di Baradel, della sua famiglia e del suo amore per gli animali che 17 anni fa, con l'aiuto della provincia di Gorizia, lo ha portato a realizzare questo centro. Dodicimila le firme raccolte online in quindici giorni, una manifestazione la scorsa settimana a cui hanno aderito associazioni animaliste, veterinari, studiosi e persone comuni e un'interrogazione parlamentare già depositata dall'onorevole Walter Rizzetto, affinché gli animali che si trovano nel centro Terranova rimangano lì.

 

“Il problema non è solo la difficoltà di dover spostare gli animali attualmente presenti nel centro – continua Baradel – ma quello che succederà in futuro. Oggi, soprattutto d'estate, arrivano fino a 20 animali ogni giorno, anche di notte, e chi li porta, sia la Forestale (di cui in Friuli Venezia Giulia esiste ancora un presidio) sia i privati cittadini, deve fare solo pochi chilometri per arrivare da me, che sono sempre reperibile. Se il mio centro dovesse chiudere, oltre ad aumentare i tempi di soccorso degli animali feriti e quindi poter garantire minori chance di sopravvivenza, siamo sicuri che chi trovasse un merlo in fin di vita sarebbe disposto a guidare per 60 chilometri, magari a mezzanotte?”.

 

Dopo le numerose proteste e i problemi sollevati, ora la palla passa alla Regione che dovrà decidere come affrontare questa situazione. Una soluzione potrebbe arrivare già nel pomeriggio, quando la giunta regionale dovrebbe riunirsi per prendere una decisione sul destino del Centro di recupero Terranova.

 

@liciaanimalie

Corpo Forestale Dio li fa poi li accoppia